Tutto ebbe inizio con un committente: Ludovico Trevisan, ricco e mondano cardinale che divenne patriarca di Aquileja nel 1439 e ciambellano papale l’anno successivo. Trevisan, soprannominato cardinal Lucullo, per la sua prodigalità nell’allestir banchetti, disponeva di un cuoco personale, al quale elargiva quotidianamente l’esorbitante cifra di 20 Ducati, oggi equiparabili alle attuali 1500 Euro. La cucina di Mastro Martino diede l’addio al Medioevo, a poco a poco venne abbandonata la tradizione di subissare di spezie pregiate ogni piatto solo per dimostrare la ricchezza del padrone di casa. Nacque così la nuova filosofia gastronomica che dava spazio alla cucina naturale e semplice.
“Liber de arte coquinaria”, fu il dignitoso ricettario scritto da Mastro Martino de Rossi.
Il ricettario, rimasto misconosciuto fino al 1474, emerse grazie all’impegno del letterato umanista Bartolomeo Sacchi, detto “Platina”, il quale riutilizzo le ricette del Maestro Martino per la stesura del suo: De onesta voluptate et valetudine, manuale del come affrontare serenamente, saggiamente e igienicamente la vita…… |
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